La ricerca artistica di Maria Ginzburg è contrassegnata da una riflessione critica e politica sui perversi meccanismi capitalistici e consumistici che, mascherati dalla retorica ingannevole del progresso e del benessere, portano alla irreversibile distruzione del paesaggio e alla disumanizzazione degli individui e delle comunità sociali, trasformati in ingranaggi di un sistema che alimenta solo sé stesso, in un ritmo febbrile e incontrollabile di crescita, destinato inevitabilmente ad implodere. Con un uso drammatico del bianco e nero, il segno grafico, declinato su diversi supporti genera, senza soluzione di continuità, immagini gravi, tetre ed opprimenti, ma talvolta percorse da una sottile ironia e da un humour grottesco, nella loro ricaduta narrativa, che costruiscono topografie immaginarie, instabili e precarie, in una stratificazione convulsa di sempre nuove forme e figure, che non lasciano respiro e non trovano momenti di pausa. Lo stesso segno incisivo e contrastato anima i libri, serigrafici e xilografici, in cui la metamorfosi della natura, irrimediabilmente prosciugata, genera meccanismi diabolici, in un ritmo e una catena di immagini, anch’essi virtualmente infiniti.

Beatrice Peria, docente dell' accademia di belle arti di Roma e storica dell' arte, dal testo curatoriale per la mostra "anatomia di un collasso"

Osservare Maria Ginzburg mentre lavora (io ne ho avuto l’occasione soprattutto riguardo alle xilografie) mi fa venire in mente uno di quei documentari che mostrano, attraverso la crescita molto accelerata di un fiore, la prodigiosa capacità della natura di generare vita.

La sua sgorbia avanza infatti con grande velocità e senza pause, seguendo tracciati invisibili ma ben chiari nella sua testa; lei scava, solca sentieri lineari, risparmia zone d’ombra,crea spazi e forme.

La particolare sensibilità di Maria nei confronti della natura, però, le fa percepire con altrettanta forza l’ossessione per il progresso della società contemporanea e il conseguente sfruttamento sfrenato delle risorse della Terra da parte degli esseri umani.

Il rapporto fra i bianchi e i neri è il nucleo del linguaggio formale di Maria: la loro relazione, in termini di forma, di direzione, di dimensione e di ritmo sono determinanti, sia quelli creati con il pennello, o con la penna o con La sgorbia.

Marina Bindella, artista e docente dell'Accademia di belle arti di Roma
Testo curatoriale per la mostra personale di Maria Ginzburg “anatomia di un collasso”

  • Alice e la società dei folli

  • La torre di Babele

  • Le fondazioni rotte

  • Un murales per Acquafondata

  • Un sognatore

  • Urban FRAGMENTS

  • Fiorire

  • La nave dei folli